sabato 9 dicembre 2017

Il vero fascismo

Che patologia più grave di un grave tumore aveva Sofri rispetto a Dell'Utri, da essere trattato in modo così diverso? La risposta è semplice: era di sinistra


Devo ricredermi, ha ragione La Repubblica a lanciare l'allarme su un pericoloso rigurgito di fascismo in Italia.







Ma non perché - come enfatizza il quotidiano diretto da Mario Calabresi - cinque cretini di Forza Nuova leggono un volantino in un centro culturale pacifista e altrettanti agitano fumogeni sotto la sede del suo giornale mascherati manco fosse carnevale. Stiamo diventando un Paese fascista perché un anziano e malato detenuto viene tenuto in carcere nonostante i medici abbiano certificato che le sue condizioni di salute sono senza dubbio incompatibili con il regime di detenzione. Anzi, per la verità Mussolini gli oppositori politici li mandava al confino nella splendida isola di Ventotene o in esilio, come capitò anche a Indro Montanelli, futuro fondatore di questo Giornale.
La decisione di ieri del tribunale di sorveglianza di negare cure adeguate in luoghi adeguati a Marcello Dell'Utri, 76 anni, malato di tumore e ad alto rischio cardiopatico, suona come una condanna a morte di Stato. Condanna che l'imputato ha accettato annunciando di sospendere volontariamente e da subito anche le poche terapie che gli vengono somministrate in carcere. Noi quella condanna non la accettiamo e la cosa dovrebbe fare inorridire anche i sinceri democratici antifascisti che si agitano tanto per le pagliacciate di quattro ragazzotti in cerca di pubblicità (facendo così peraltro il loro gioco) ma che appaiono indifferenti alle violenze fasciste della giustizia.
Tanto accanimento, direi odio, nei confronti di Dell'Utri non può che avere radici politiche, perché il codice penale permetterebbe ben altre soluzioni. Tipo quelle trovate per Adriano Sofri, icona della sinistra salottiera e rivoluzionaria, che condannato per l'omicidio del commissario Calabresi (padre dell'attuale direttore della Repubblica) scontò metà di una misera pena (15 anni) nel comodo di casa sua per «motivi di salute». Chiedo ai signori giudici: che patologia più grave di un grave tumore aveva Sofri rispetto a Dell'Utri (che per di più non ha mai ucciso nessuno), da essere trattato in modo così diverso?
La risposta è semplice. Sofri era di sinistra (e che sinistra), Dell'Utri è stato a lungo il braccio destro di Berlusconi, e per questo può morire in cella come un cane. Se dovesse succedere, e mi auguro di no, chiunque può fare qualche cosa per fermare questo «fascismo» giudiziario - dal ministro della Giustizia al presidente della Repubblica - e se ne lava le mani dovrà risponderne. Agli uomini liberi da pregiudizi e alla propria coscienza, per tutta la vita.

NB:
Dell'Utri è stato condannato per concorso esterno in una associazione mafiosa a 7 anni ed è ancora in galera. Sofri invece per concorso interno nell'omicidio Calabresi a 22 ed è libero da tanti anni.E voi in questa Italia FASCISTA volete che si possa fare, a livello giudiziario, un paragone fra i due.
Sofri è un criminale e Dell Utri no.
Il primo era un "kompagno" che sbagliava, anche se andava ad ammazzare innocenti in giro per la penisola. Il secondo ha l'unica colpa di essere amico del pericolo Silvio Berlusconi anche se non ha ammazzato nessuno.

venerdì 1 dicembre 2017

L'asso della Meloni: vuole candidare Caio Giulio Cesare Mussolini, l'erede del Duce

Un Mussolini, maschio, nella politica italiana. Dopo Alessandra (oggi con Berlusconi) e Rachele (consigliera comunale romana con Fratelli d'Italia), potrebbe essere presto il turno di Caio Giulio Cesare Mussolini, 50 anni, figlio di Guido, nipote di Vittorio e bisnipote del Duce Benito Mussolini. Secondo quanto riporta Il Tempo, Giorgia Meloni starebbe pensando a lui, ex Marina Militare, incarichi a Finmeccanica e un presente da top manager ad Abu Dhabi, per una candidatura pesante. Per ora, precisa il quotidiano romano, siamo al livello del "sondaggio". Di sicuro Mussolini Junior (che ha già garantito la discendenza al cognome di famiglia grazie a suo figlio Carlo Alberto di 11 anni) sarà a Trieste per il congresso di FdI. "Non è escluso l'impegno politico in prima persona". Nato in Argentina, Mussolini è stato sommergibilista, paracadutista e sommozzatore e la scorsa settimana ha incontrato la Meloni nella sede dei gruppi parlamentari alla Camera. Sono tre le ipotesi sul tavolo:  candidarsi nella circoscrizione estera che copre l'estremo oriente e l'Australia, oppure in Italia o, terza via, alle Europee 2019 dopo aver sostenuto per un annetto Fratelli d'Italia. 

mercoledì 29 novembre 2017

Essere comunisti

L'immagine può contenere: sMS

Il femminicidio di Claretta Petacci

  Lun, 27/11/2017 - 15:29

Ho suggerito a Mario Landriscina, sindaco di Como, di allargare la denominazione del suo meraviglioso dominio, uno dei luoghi più belli del mondo, senza alcuna presunzione ma con legittima vanità, chiamandosi sindaco di Como sul Lago di Como
La giornata di ieri, a Lenno, è stata meravigliosa; sotto una luce perfetta che faceva splendere le ville di Balbiano e di Balbianello, Villa Carlotta in vista di Villa Gallarati Scotti a Bellagio, l'isola Comacina. Salendo fino alla chiesa di Sant'Abbondio a Giulino di Mezzegra, la veduta del lago ci fa conoscere il punto di vista di Dio, che qui ha impedito agli uomini di alterare la bellezza del creato.
Ma poco più sotto la violenza ha prevalso, macchiando la lotta di liberazione dell'inutile assassinio di Mussolini e Claretta Petacci, il 28 aprile del 1945. La targa dell'Anpi rivendica il crimine come un atto eroico: «La Resistenza pose così fine al regime fascista». E quali responsabilità aveva la Petacci? Essere stata fino all'ultimo vicina a Mussolini? Oggi che si celebra e si difende in ogni modo la donna, perché nessuna pietà verso questa innocente barbaramente uccisa? Un caso palese di femminicidio, aggravato da un cieco desiderio di vendetta. Perché neanche una parola della Boldrina sulla Petacci? E, davanti a una violenza così ingiusta, non sia tanto improvvido il sindaco locale (non Landriscina) da dedicare la piazza del delitto ai partigiani tremezzini. Prevalgano nei luoghi della bellezza la pietà e l'oblio.

Le vere fake news? Le bufale rosse e a Cinque Stelle


Dalle bugie sullo spread sponsorizzate da Repubblica per far cadere il governo del Cav a quelle sulla macchina del fango su Fini

Si discute di fake news, termine con cui al tempo di internet si definiscono le vecchie «bufale», ovvero notizie false atte a modificare o alterare la realtà per ottenere vantaggi politici o economici, spesso screditando gli avversari.
Sinistra e grillini si accusano a vicenda di essere «fabbrica di fake news», e mi sembra come il ladro che dice al collega: ma che fai, rubi a casa mia?
Già, perché nella storia tutti i regimi, soprattutto quelli socialisti, hanno fatto loro il motto attribuito a Voltaire: «Mentite, mentite che qualche cosa resterà». Qualche esempio. È oggi accettato scientificamente che furono delle fake news sponsorizzate da La Repubblica le notizie che fecero cadere il governo Berlusconi nel 2011. Non è vero, infatti, che l'Italia era sull'orlo del default e che non c'erano i soldi in cassa per pagare gli stipendi pubblici; è risultata assolutamente infondata l'inchiesta giudiziaria-mediatica sulle notti di Arcore, tanto che Berlusconi è stato poi assolto in tutti i gradi di giudizio.
Anche noi, nel nostro piccolo, siamo stati vittime di fake news, quando fummo additati da molti colleghi come «macchina del fango» per aver incastrato Gianfranco Fini - allora utile idiota della sinistra per disarcionare il governo - con lo scandalo della casa di Montecarlo. Oggi sappiamo con certezza che peccammo sì, ma per difetto nel raccontare quei fatti assolutamente veri.
E che dire delle fake news grilline? Qualcuno pensa che davvero i parlamentari Cinquestelle non ritirino a fine mese il loro lauto stipendio, che, se coinvolti in fatti giudiziari, si dimettono perché «l'onestà prima di tutto», che da quelle parti «uno vale uno» e tutto viene deciso in modo trasparente dalla rete? Nessuna di queste affermazioni corrisponde a realtà, eppure c'è ancora chi crede, grazie a martellanti fake news, che il mondo di Grillo sia quello.
La sinistra ha sempre usato l'arma delle bufale per manipolare l'opinione pubblica e oggi teme solo di perdere l'esclusiva del metodo. Perché in questo, effettivamente, Grillo è un avversario molto temibile. È riuscito pure a fare credere di essere un modello di rettitudine morale e fiscale. Ed è questa la migliore battuta del suo vasto repertorio di comico. La migliore fake news, per rimanere in tema.

lunedì 27 novembre 2017

Perche' dalla potenza del sogno dipende la bellezza della vita


È meglio andare in vacanza, partire per un Paese straniero, incominciare una nuova impresa pieno di sogni, di attese vibranti, come se doveste scoprire qualcosa di meraviglioso, oppure essere un po' diffidente, realista? La risposta sembra scontata.

 Dom, 26/11/2017

Chi ha aspettative troppo elevate va incontro a delusioni. Chi cerca un mondo esotico, troverà solo del falso folklore. Chi sogna paradisi incantati dovrà accontentarsi di un villaggio vacanze. Chi sognerà il successo incontrerà la delusione. Confrontata con la fantasia, la realtà è sempre più povera, squallida, piena di difetti. Eppure non consiglierei a nessuno di rinunciare al sogno. Perché chi non parte pieno di speranze ardenti, chi non si fa guidare dal vento della fantasia, non incontrerà mai nulla di meraviglioso.
Il grande archeologo Schliemann ha potuto scoprire Troia perché su quelle che per gli altri erano semplici colline brulle lui vedeva le grandi mura di Ilio, le mille navi dei greci, gli eroi, gli dei, e viveva in mezzo a loro. Quello che a noi appare un ciottolo o un frammento di argilla all'archeologo racconta la storia di una civiltà scomparsa. Chi non sogna non vede niente. Solo chi parte col senso dell'attesa, del possibile, del mistero, solo chi parte pensando quanto stupefacente sia il mondo avrà la possibilità di scoprire qualcosa di meraviglioso. Perché la meraviglia è già nei suoi occhi. È la nostra capacità di trasfigurare che ci fa vedere. E sono solo quelli capaci di sognare in grande che costruiscono le grandi opere. Ma a condizione che alla grandiosità del loro sogno corrisponda anche una lucidità del sapere, la chiarezza dell'intelligenza, una visione delle cose altrettanto ampia, uno studio altrettanto approfondito, una ricerca minuziosa, razionale.
E non basta: il sogno non deve essere mai fantasticheria, allontanarti dal reale, deve diventare progetto concreto, meta primaria della tua azione, scopo della tua vita a cui devi dedicare tutte le tue risorse fisiche e morali. E allora, quanto più sono elevati i tuoi sogni, più alate le tue fantasie, e più grande l'energia che vi avrai prodigato, più acquisterai il potere di evocare anche negli altri la tua stessa emozione, il tuo stesso desiderio e non sarai più solo nella tua ricerca.

domenica 19 novembre 2017

Casa di Montecarlo, Gianfranco Fini scarica Elisabetta ma non convince i magistrati

LA VERSIONE DELL'EX LEADER DI AN

Un allocco per otto anni. O meglio, per usare un termine più colorito usato dallo stesso Gianfranco Fini per descrivere la sua condotta, "un coglione". Per otto anni. Quelli durante i quali, secondo quanto raccontato l'altro giorno dall'ex presidente della Camera ai magistrati della procura di Roma, la compagna Elisabetta Tulliani gli avrebbe tenuto nascosto che il fratello Giancarlo quella casa di Montecarlo di Avenue Princesse Charlotte l'aveva comprata e non presa in affitto.
Una versione, quella con cui Fini di fatto scarica la Tulliani, che però non convince appieno i magistrati. Sopratutto perchè, secondo quanto scrive oggi il quotidiano Il Tempo, quanto sostenuto dallo stesso Fini nel primo interrogatorio era che il cognato (Giancarlo Tulliani) aveva versato alla sorella la metà dei soldi ricavati nel 2015 dalla vendita dell'appartamento monegasco (comprato nell'agosto 2013 a 300mila euro e ceduto sette anni dopo per 650mila euro) come risarcimento morale per il danno morale subito da lui (ossia da Fini), senza che lei informasse il marito. Giovedì, l'ex leader di An ha cambiato versione, sostenendo che per otto anni Elisabetta gli avrebbe nascosto la verità sul fatto che era, al pari del fratello, proprietaria dell'immobile.